
L’olio extra vergine d’oliva è uno degli alimenti più antichi. La coltivazione delle olive e la produzione dell’olio si sono diffuse nel tempo dal Medio Oriente fino a Creta, alla Siria, alla Palestina e a Israele per poi arrivare a tutti i paesi del Mediterraneo. La pianta dell’olivo era considerata un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità, di pace, di forza, di fertilità e rinascita sia nella mitologia come nella religione. In Grecia, soprattutto in Attica e nella pianura vicina ad Atene, la coltivazione dell’olivo era particolarmente ricca e tale pianta era sacra alla dea Atena che aveva sconfitto Poseidone con un ramo d’olivo che lei stessa fece nascere dal terreno. Durante le feste Panatenee, in onore della dea, dopo le gare, si regalava ai vincitori anfore contenenti olio raffinato che Omero chiamava “oro liquido”. Quando nacquero i giochi olimpici, gli atleti si ungevano il corpo con il prezioso unguento e i vincitori erano premiati con corone di olivo in segno di fratellanza con la dea Atena. Anche a Creta le coltivazioni si diffusero e da lì l’olio fu esportato in Egitto, dove era usato per la mummificazione e per la pulizia del corpo dei sovrani, gli Unti. Mentre da una parte sembra che i Fenici lo esportassero in Spagna e nel nord dell’Africa, i greci lo diffusero in Italia, dove l’olivo simboleggiava la fertilità della terra e dell’uomo e anche qui era venerato come pianta sacra per le sue molteplici funzioni: dall’ uso come semplice condimento, alla trasformazione in concime, all’ illuminazione delle lampade, all’ uso terapeutico e alla cura del corpo. Per molto tempo la produzione dell’olio andò in crisi a seguito delle guerre e delle carestie e ne ebbero beneficio solo i ceti più ricchi poiché assai raro e prezioso. Solo dopo la fine del Medio Evo, l’olivicoltura riprese la sua importanza in tutto il bacino del Mediterraneo. È logico pensare che per la coltivazione dell’olivo siano necessarie delle condizioni climatiche ambientali idonee, soprattutto per quanto riguarda la temperatura e l’umidità, e così la sua coltivazione si è potuta estendere anche in altri paesi del mondo.
Oggi l’interesse per le olive e per l’olio extra vergine d’oliva è notevolmente aumentato sia per la diffusione della coltivazione, sia per gli studi svolti.
Sono state attribuite all’olio extra vergine d’oliva eccezionali proprietà nutritive per la presenza soprattutto di composti minori, i cosiddetti phytochemicals, oltre che a comprovate proprietà salutistiche che l’hanno eletto alimento fondamentale nella dieta mediterranea.
Ma da cosa è composto l’olio extra vergine d’oliva?
L’olio contiene un mix di sostanze nutraceutiche e funzionali, oltre ai polifenoli, la cui presenza incide sul sapore piccante e amaro dell’olio e sono molto interessanti sia perché conferiscono stabilità al prodotto, sia per gli aspetti salutistici di cui abbiamo accennato prima, è ricco anche di grassi buoni mono e polinsaturi che mantengono forte e sano il nostro sistema cardiovascolare. Le elevate quantità di acido oleico conferiscono all’olio extra vergine d’oliva una notevole stabilità a differenza degli oli di semi che sono maggiormente esposti a rischio ossidativo da parte di agenti ossidanti. Gli acidi grassi poli-insaturi (PUFA), contenuti nell’olio d’oliva, sono i precursori degli acidi grassi essenziali omega-3 e omega-6 i quali, non sono sintetizzati dal nostro organismo, ma hanno un ruolo molto importante poiché influenzano l’aggregazione piastrinica, la vasodilatazione e la costrizione delle arterie coronariche, la pressione del sangue e sono coinvolti nella formazione delle membrane cellulari e nel corretto equilibrio ormonale.
L’olio extra vergine d’oliva può essere utilizzato per molte applicazioni terapeutiche grazie al suo effetto di protezione nei confronti del sistema cardiovascolare, della pressione sanguigna e del diabete. Le sostanze fenoliche, oltre a conferire all’olio la principale nota aromatica, possono prevenire l’insorgere di alcune malattie o ridurne i sintomi grazie al loro potere anti-ossidante, anti-infiammatorio e anti-amiloide. Recentemente, sono state descritte altre proprietà di questi composti le quali derivano dalla loro interazione con i sistemi cellulari. Una di queste è la capacità di aumentare la risposta autofagica. Ed è proprio su questo argomento che ho approfondito le mie ricerche per la tesi universitaria. Oggi, grazie a molti dati riportati in letteratura, si può dire che l’autofagia è un meccanismo di difesa per l’organismo in quanto riesce a eliminare le componenti cellulari danneggiate o tossiche come molti studi in vivo dimostrano. Poiché il processo autofagico è l’unico sistema in grado di degradare interi organelli danneggiati (mitocondri, perossisomi) e aggregati proteici insolubili, esso è di grande importanza e una sua alterazione potrebbe determinare conseguenze molto negative per il nostro organismo. Nelle malattie neurodegenerative è stata osservata una carenza della funzionalità del processo autofagico. Nella malattia di Alzheimer una sovra-espressione dei marcatori autofagici, potrebbe eliminare l’accumulo degli aggregati amilodi che si formano al livello celebrale con conseguente diminuzione del danno. Nei miei studi abbiamo preso in considerazione l’oleorupeina aglicone, una sostanza fenolica molto importante viste le sue proprietà terapeutiche al giorno d’oggi riconosciute. Essa è stata analizzata come induttore nel processo autofagico in varie colture cellulari, e per questo come potenziale candidato delle malattie amiloidi.
Date le sue peculiarità, quest’alimento può essere considerato un eccellente condimento da utilizzare a crudo e per la preparazione di numerosi piatti. È considerato un alimento nutraceutico e il suo consumo in una buona alimentazione, nei primi anni di vita, può essere una garanzia per un migliore stato di salute futuro.
Bibliografia
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